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Interviste - Tommaso Valsecchi

1 Marzo 2021
Tommaso Valsecchi Silly Nostalgic Kids

Tommaso Valsecchi, membro fondatore dei Silly Nostalgic Kids assieme a Valentina Grassini e Francesco Castelli, risponde alle nostre ormai "classiche" domande all'autore!

- PARLACI UN PO' DI TE, PRESENTATI AL PUBBLICO DI LETTORI: CHI SEI? CHE TIPO DI FORMAZIONE HAI (HAI FREQUENTATO SCUOLE DEL FUMETTO? SEI AUTODIDATTA), QUALI SONO I TUOI GUSTI IN FATTO DI FUMETTI?
Ciao a tutti! Sono uno sceneggiatore, insegnante e art director e lavoro nel mondo dell’editoria per ragazzi da quasi vent’anni: ho studiato alla Scuola del Fumetto di Milano cominciando a
lavorare nel settore già durante il corso e da allora incredibilmente non ho (ancora) smesso. Da tre anni a questa parte sono ritornato alla Scuola del Fumetto ma stavolta dall’altra parte della cattedra: insegnare e tramandare le scienze oscure del mestiere a chi per la prima volta si affaccia al fumetto credo sia il miglior modo di restituire tutto quello che ho imparato in questi anni.
I miei gusti sono davvero molto vasti, dall’underground al fumetto più mainstream cerco di leggere un po’ tutto anche per mantenere aperta la visione su tutto quello che mi circonda, ma se proprio dovessi fare dei nomi, negli ultimi anni credo che Eric Powell sia in assoluto il mio autore preferito. Se c’è un vero erede di Will Eisner, è decisamente lui.

- PERCHE' FAI QUESTO LAVORO? QUAL E' IL TUO OBBIETTIVO?
E se rispondessi che non ho un vero obbiettivo? Per me scrivere storie è un viaggio e pensare di avere un obbiettivo, sarebbe come fissarmi un punto di arrivo e io non voglio averne: finché dentro di me ci saranno delle storie da raccontare, lo farò. Dopodiché se non dovessi più avere nulla da dire, sarà finita così e andrà comunque bene perché sarà stato un buon viaggio.

- CHE PROGETTO HAI REALIZZATO PER TATAI LAB, E CHE PROGETTO STAI REALIZZANDO (senza spoiler), CE NE PUOI PARLARE?
Come tutti gli altri fumetti che ho realizzato, anche questo è insieme ai miei Silly Nostalgic Kids, con Francesco Castelli alle matite e Valentina Grassini al colore. Inizialmente il progetto si sarebbe dovuto chiamare “Gli ultimi giorni delle brave ragazze” e doveva essere un unico tomo. Quando abbiamo deciso di spalmarlo su tre volumi è diventato semplicemente “Gli ultimi giorni”, aggiungendo però un sottotitolo (che riveleremo più avanti) per ciascun libro. La mia idea era quella di prendere The Last of Us e Stand by me, ambientarli negli anni novanta, alzare al massimo il volume del walkman e buttare tutto dentro a un frullatore per vedere cosa ne sarebbe uscito fuori.

- COSA PENSI DEL MERCATO DEL FUMETTO OGGI, SIA PER QUANTO RIGUARDA QUELLO ITALIANO CHE INTERNAZIONALE, ANCHE IN RELAZIONE AD ALTRI MEDIA DI INTRATTENIMENTO (VIENE DA PENSARE, SUBITO, PER ESEMPIO AI VIDEOGIOCHI)?
È una domanda stratificata e complessa che come tale avrebbe bisogno di una risposta altrettanto stratifica e complessa. Semplificando, quello che noto è che il fumetto, anche in Italia, gode di buona salute: c’è un’attenzione attorno a questo mondo molto superiore rispetto a quando ho iniziato io e al netto dei soliti vecchi dinosauri che continuano a dire che il fumetto è in crisi, le classifiche di vendita dei fumetti parlano chiaro. Magari non sempre in testa ci sono titoli che io comprerei o leggerei, ma io non sono un metro di giudizio universale: un singolo autore, per valido o meno che sia, che vende tanto aiuta l’intero movimento del fumetto e spinge gli editori (anche quelli meno avvezzi a questo medium) a investire e questo porta lavoro per più persone, quindi sicuramente lo vivo in maniera positiva. Vent’anni fa Hollywood, in crisi da idee, ha cominciato a pescare piene mani dal mondo del fumetto per film e serie tv e lo continua a fare generando a sua volta nuovi prodotti che passano anche per videogiochi in un continuo rimando fra linguaggi differenti che finalmente comunicano fra loro: ora credo (e spero!) che la stessa cosa stia succedendo anche qui in Italia e questo gioverà sempre di più a tutta l’industria del fumetto.

- QUALI SONO I "PRO" DI FARE IL LAVORO DI FUMETTISTA?
Quelli che dicono che fare quello che ami equivale a non lavorare mai, non hanno capito niente della vita. Io per fare questo mestiere ho sudato, ho lavorato duramente, ho perso pasti e ore di sonno e ci sono stati giorni in cui l’ho odiato profondamente: sono costantemente messo alla prova per dare il meglio di me stesso e a ogni nuovo libro corrisponde a un nuovo inizio che azzera tutto quello fatto prima. Eppure a distanza di così tanto tempo, ancora non mi basta: ne voglio ancora. Voglio imparare ancora. Voglio capire certi meccanismi. Voglio studiare. Voglio perfezionarmi.
Ma ogni singolo, maledetto, sforzo alla fine è ripagato e quella sensazione di gratificazione di fronte al frutto del tuo lavoro è impagabile.

- E I "CONTRO"?
È una professione logorante che si prende una grossa fetta della tua vita. Scrivere (ma anche disegnare, in certa misura) è qualcosa che succede principalmente nella tua testa e non sempre quasi mai sei tu a decidere quando staccare, perciò ti ritrovi a pensare a storie, situazioni, dialoghi in ogni momento della tua giornata o serata senza poter scollegare la spina a comando. Spesso ho dovuto sacrificare vita sociale, domeniche, serate e vacanze per stare nei tempi e consegnare il lavoro. E questo alla lunga può essere stressante non solo per te, ma anche e soprattutto per chi ti sta vicino che deve essere armato di una pazienza prossima all’infinito.

- CHE IMPATTO HANNO (/HANNO AVUTO) I SOCIAL MEDIA NEL TUO STILE, NEL TUO MODO DI LAVORARE E NEGLI OBIETTIVI CHE TI PONI DI RAGGIUNGERE?
Impatto assolutamente zero. La mia attività sui social è pari a quella di un opossum morto a cui i corvi stanno mangiando gli occhi ai margini di una strada provinciale.
Arrivo da una generazione cresciuta a pane e pubblicità e quando mi guardo attorno sui social, ho l’impressione che siamo diventati tutti la pubblicità di noi stessi: costantemente, senza più ritegno o misura e in tutta onestà questa cosa un po’ mi spaventa. Tuttavia per quanto non li usi in maniera attiva, li frequento cercando di dargli il giusto peso e la giusta prospettiva.

- COME VEDI IL FUTURO DEI FUMETTI? COME VORRESTI SI EVOLVESSERO, SOPRATTUTTO IN RIFERIMENTO AL MERCATO E AI LETTORI ITALIANI?
Il libro a fumetti di Lyon è stato primo in classifica per non so quanti mesi: mi è capitato di leggere diverse critiche perché il successo è stato principalmente perché legato al nome dello youtuber. E allora? Che c’è di male? È un prodotto ben realizzato che ha portato migliaia di bambini a leggere un fumetto che probabilmente non avrebbero letto. Di quelle migliaia, diverse centinaia cominceranno a leggerne altri e a diventare, chissà, degli assidui lettori di fumetti. E senza contare che il successo di questo prodotto sta invitando altre case editrici a proporre progetti simili, aumentando il lavoro per altri fumettisti.
Ecco, io onestamente mi auguro che iniziative del genere si moltiplichino. Personalmente sono meno d’accordo quando un editore pubblica il fenomeno del momento dei social, che scrive frasette da Baci Perugina e ricalca male le foto, però non me ne faccio una malattia. Sia chiaro, il mio non è un giudizio di merito, quanto un’osservazione sullo stato dell’arte attuale: si tratta di scelte di mercato (anche condivisibili da un punto di vista economico) che fanno parte del gioco e come tali vanno accettate.
Come insegnante, ai miei studenti chiedo sempre di non confondere popolarità e qualità, perché non sempre fanno rima, di non credere che il successo (meritato o meno) di qualcun altro tolga spazio a loro e di pensare al proprio percorso che è l’unica cosa che conta al termine della giornata.
Insomma, tutto questo per dire che il fumetto, al netto di fisiologici pregi e difetti, sta attraversando un periodo di vitalità e vivacità davvero interessante perciò… tutti sotto bene a lavorare che i fumetti non si scrivono o disegnano da soli!

 

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